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Mattel Electronics Aquarius

La storia dell’home computing ha conosciuto alti e bassi, con successi esplosivi e disastri altrettanto clamorosi.
Tra questi ultimi, trova fieramente posto uno dei più grandi flop che la storia dell’informatica conosca: il Mattel Aquarius.

Inizialmente progettato e prodotto dalla Radofin (partner tecnologico di Mattel – con sede ad Hong Kong – alla quale il colosso americano commissionava la produzione dell’Intellivision), fu poi acquistato in blocco dalla stessa Mattel, in ritardo imbarazzante sulla corsa all’oro, e cioè al personal computing casalingo.
Infatti, all’inizio degli anni ’80, la divisione computing di Mattel Electronics non esisteva ancora. Fu creata dal nulla proprio per acquisire e portare in casa il progetto avviato da Radofin poco prima del 1980.

è celeberrima la frase con cui un programmatore, interno alla Mattel, stroncò lo sfortunato computer ancor prima che fosse commercializzato: definì l’Aquarius come “il computer per gli anni ’70”. 🙂


Basti pensare che lo stesso Intellivision di Mattel, nato molti anni prima dell’Aquarius, fosse tecnologicamente all’avanguardia, in quanto già dotato di architettura a 16 bit, sprites hardware e audio a più canali!

Mai frase fu più azzeccata, nonché profetica; nell’anno di commercializzazione, il 1983, l’Aquarius era molto indietro rispetto alla produzione dei concorrenti. Aveva un impianto grafico imbarazzante, una sezione audio poverissima e una memoria ram inesistente, paragonabile a quella del Vic-20, prodotto appunto negli anni ’70. 😀
Questi i numeretti del Mattel Aquarius: RAM di 4KB, di cui soltanto 1,7KB disponibili all’utente: il resto era occupato dal Basic di Microsoft, opportunamente ridimensionato. L’audio si basava su di un unico canale, ovviamente super-mono; il solo componente al passo con i tempi era l’onnipresente Z80, clockato a 3,5MHz.
La grafica era gestita in modo singolare. C’era un set di caratteri in ROM, in parte dedicato ai normali caratteri alfanumerici (ASCII), in parte contenente simboli grafici. Ogni elemento grafico a video era in realtà un carattere fisso!
I programmatori, con tali limitazioni, dovevano essere davvero creativi per realizzare animazioni, personaggi, sfondi e oggetti grafici credibili per i propri videogiochi.

Tra i tanti difetti, c’è almeno un punto a favore di questo brutto anatroccolo: la tastiera. Non tanto per la qualità (era a membrana), quanto per l’ingegno. A prima vista appariva come nuda; nel senso che, a parte le serigrafie sui singoli tasti, non c’era alcun riferimento sulla scocca intorno ad essi, come ad esempio i caratteri accentati o speciali riproducibili con lo SHIFT o il CTRL.
Come avveniva per i controller dell’Intellivision, anche la tastiera poteva essere customizzata con dei layer, apposite pellicole sagomate in modo da “calzare” i tasti, personalizzando così il layout della tastiera a seconda del gioco o dell’applicazione in esecuzione. Per me è un colpo di genio e di design, e mi fa provare affetto. 🙂

Dopo poche settimane, attraverso l’introduzione di un modulo d’espansione chiamato Mini-Expander, venduto poi in blocco con il computer, l’Aquarius fu dotato di 3 canali per l’audio ed ulteriori 2 slot per cartucce; uno dedicato alle espansioni RAM (fino a 32KB), l’altro dedicato alle normali cartucce, contenenti programmi e videogiochi.

Vani furono i tentativi di aggiustare il tiro. infatti, dopo appena 3 mesi dal lancio, Mattel tornò sui propri passi, cedendo i diritti e i brevetti alla Radofin e chiudendo definitivamente la divisione computing.
Da quel momento in poi, la sfortunata macchina fu venduta senza il marchio Mattel, pur conservando il nome e il logo originali.
Si stima che nel mondo intero siano stati venduti circa 8000 esemplari griffati Mattel. Due di questi sono nelle mie mani, mentre un terzo Aquarius che possiedo è senza logo Mattel, quindi di provenienza Radofin.

Esiste ancora oggi una attivissima comunità di smanettoni nostalgici, che sforna espansioni, cartucce autoprodotte e nuovi piccoli giochi, con grande entusiasmo. Pochi ma buoni! 🙂


Gabriele

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