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Sharp MZ-700

Trovato in origine su ebay ad un prezzo un po’ troppo alto ma – dopo aver contattato il venditore ad asta scaduta – sono riuscito a concordare un prezzo più adeguato (sebbene comunque non irrisorio) alla qualità tecnica e sentimentale e allo stato di conservazione generale dell’oggetto, aggiungendo questo meraviglioso Sharp MZ-700 alla mia collezione.
Certo, è rischioso trattare un acquisto al di fuori delle tutele di ebay e Paypal, con un perfetto sconosciuto che potrebbe arraffare il malloppo e sparire nei meandri della Rete, ma l’esperienza e l’intuito in questi casi aiutano molto. Devo comunque dire che, nell’ambito degli appassionati di retrocomputing, c’è un senso di appartenenza e una correttezza che ci accomuna un po’ tutti. Almeno finora non ho avuto spiacevoli sorprese. 🙂
Tornando all’oggetto di questa entry, parliamo di un originalissimo personal computer, prodotto dalla creativa ed anticonformista Sharp, che non ha mai esitato a proporre soluzioni tecniche ed estetiche in totale controtendenza, guadagnandosi la stima e il rispetto degli appassionati di informatica domestica e professionale, e contribuendo all’evoluzione dell’informatica personale.


Il computer che ho recentemente annesso alla mia collezione, lo Sharp MZ-700, appartiene alla brillante famiglia MZ del produttore giapponese, distintasi per il più famoso MZ-80, da cui la famiglia MZ-700 deriva, ereditandone alcune caratteristiche (oltre a una retro compatibilità di discreto livello), aggiugendone di proprie, più al passo coi tempi.

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La linea MZ-700 venne commercializzata in Giappone alla fine del 1982, e raggiunse il resto del mondo durante l’anno successivo.
Si tratta di una architettura costruita intorno all’immancabile Z80 della Zilog, già ampiamente diffuso in altri computer di quel periodo. La grafica era un po’ povera, specie se confrontata con gli antagonisti dell’epoca. Infatti non disponeva di un’architettura orientata alle animazioni e all’intrattenimento avanzato, come accadeva invece per il Commodore 64, mattatore incontrastato degli anni ’80. La sezione grafica non contava su un chip dedicato, ma era gestita direttamente dal processore, con una tavolozza di soli otto colori, 256 caratteri grafici residenti in ROM, una risoluzione di 80 x 50 pixel, capace di visualizzare una modalità testo con 40 caratteri su 25 linee.

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La sezione audio era affidata ad un solo canale, esteso su tre ottave. Così come proposto sul Sinclair ZX Spectrum, anche lo Sharp MZ-700 disponeva di un altoparlante interno, dal quale il computer emetteva i propri suoni.
Le uscite video quindi veicolavano esclusivamente le informazioni relative all’immagine, ed erano gestite in modo molto flessibile. Oltre alla classica uscita RF (commutabile a scelta su B/N o colore), era presente una uscita in videocomposito dedicata ai monitor monocromatici, ed una uscita RGB/composita di grande qualità, che al giorno d’oggi si presta in modo perfetto ai collegamenti su presa SCART.

Sul retro della macchina era anche possibile collegare un registratore a cassette esterno, ed erano inoltre disponibili una porta seriale, una porta di espansione per interfacciare lo Z80 a periferiche esterne, un ingresso per il joystick, il tasto di RESET, un connettore per la messa a terra, l’ingresso per il cavo da rete elettrica, connesso direttamente all’alimentatore interno e l’interruttore di accensione e spegnimento.

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Lo Sharp MZ-700 ha potuto contare su una vasta gamma di espansioni e periferiche esterne, che nel tempo lo hanno dotato di floppy drive esterni, lettori di codici a barre, stampanti, e adattatori grafici per ottenere la modalità ad 80 colonne, inserita come standard nel modello top della serie.

La linea MZ-700 beneficiava di alcune periferiche inserite come parte integrante del computer, quali furono il registratore a cassette e il micro plotter a quattro colori. Le combinazioni di queste periferiche portarono a differenziare l’offerta in quattro modelli distinti: MZ-711, MZ-721, MZ-731 (quello che possiedo), MZ-780. La famiglia MZ-700 fu in seguito evoluta e sostituita dalla serie MZ-800, che però non risultò retro compatibile.

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Mentre quasi tutti i concorrenti dell’epoca proponevano il BASIC come sistema operativo dei propri modelli, mentre SEGA imponeva l’inserimento di una cartuccia per l’operatività del proprio SC-3000, lo Sharp MZ-700 proponeva una soluzione a metà strada, e cioè disponeva di un semplicissimo e spartano bootstrap, precursore dei moderni BIOS/EFI, chiamato semplicemente Monitor, dotato di una manciata di comandi mediante i quali caricare un linguaggio o un sistema operativo da cassetta o floppy. Infatti in assenza di apposito software, lo Sharp MZ-700 poteva fare ben poco.

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Un elemento molto caratterizzante di questo originale computer era che, in presenza di plotter interno o stampante esterna, consentiva di commutare l’output destinato al video su carta, così da garantire una interazione di base anche in assenza di monitor. A dir poco geniale!


Gabriele

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