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Amiga 2000 e batteria esaurita

Quando ero ragazzino (avevo circa 17 anni) risparmiai per un anno intero, con il solo scopo di comprare un Amiga 2000. Ricordo con un sorriso nostalgico il conflitto interiore che affrontai quando ero arrivato alla cifra necessaria ad acquistare un Amiga 500, molto più economico e adatto alla mia età e soprattutto al mio budget. 🙂

I miei sacrifici furono premiati, poiché mi aggiudicai uno dei personal computer più belli ed espandibili mai creati fino ad allora. Nel corso degli anni ho acquistato una scheda di espansione della GVP, contenente un controller SCSI, un hard disk e due megabyte di ram aggiuntiva, entrambi montati sulla scheda stessa.
Poco prima mi dotai di un piccolo circuito che si sostituiva alla ROM del Kickstart, sul quale montare due ROM separate e dotare Amiga di due versioni differenti di Kickstart.
Per i non amighisti, il Kickstart era un insieme di routine e librerie di sistema, che costituivano il raccordo tra l’hardware e il software. L’ambiente operativo, denominato Workbench, altro non faceva che sfruttare tutte le chiamate alle routine presenti nel Kickstart per presentare all’utente il meraviglioso desktop multitasking che ha reso celebre l’Amiga. Continue Reading

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Sega SC-3000

Dopo anni di sfrenato desiderio e di estenuanti ricerche su mercatini ed aste online, ho finalmente colmato un grande vuoto esistente nella mia collezione (e nei miei affetti di retro collezionista), procurandomi un Sega SC-3000, sebbene si presenti con marchio diverso. Yeno era una azienda francese che si occupò della distribuzione del modello SC-3000 sul proprio territorio, accordandosi con Sega per vendere il computer con il proprio marchio, riservando il nome del produttore originale all’angolo superiore destro, recante la dicitura bianca “Manufactured by Sega”.

Lo Yeno SC-3000 è in tutto e per tutto identico al modello griffato Sega, ad eccezione di una uscita video RGB di buonissima qualità, grazie ad una scheda supplementare installata all’interno del case, montata in modalità piggyback, e collegata in diversi punti, con oscene cablature volanti, alla scheda madre.
Il modulo R/F in origine presente in quasi tutte le macchine del produttore, risulta assente in tutti gli esemplari distribuiti da Yeno in terra francese, che presentano una sorta di tappo in gomma al posto dell’uscita R/F. Continue Reading

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Cari spammer

Cari, carissimi spammer, vi dedico questa entry per dirvi delle cose importanti, strettamente correlate alle vostre attività (?!?). 🙂
Ogni commento operato su questo blog è controllato personalmente da me.
Non c’è modo di fregarmi attraverso commenti “normali” per poi avere la fiducia da parte di WordPress: ho disabilitato questa funzionalità. 😉

Ribadisco: ogni singolo messaggio o commento, è soggetto alla approvazione manuale da parte mia.
Lasciate ogni speranza o voi che entrate, come disse il Sommo Poeta. 🙂

Riguardo l’aggiornamento di questo blog, ho ancora tantissimo materiale da trattare, e tantissime macchine di cui parlare.
Purtroppo sono materialmente lontano da casa mia, e dalla mia collezione. Non mi è possibile scattare fotografie o accedere fisicamente a quegli adorabili concentrati di tecnologia.
So che qualcuno torna periodicamente a sbirciare sul blog, nella speranza di trovare nuove entry.
Vi chiedo di pazientare un po’, in attesa che Fastweb mi traslochi la linea nell’appartamento che occupo attualmente, poiché dall’ufficio non mi sembra il caso di curare il mio blog.
Sebbene non abbia scopi di lucro, non è corretto che io utilizzi mezzi aziendali per il mio personale diletto.

Restate sintonizzati. Il bello deve ancora arrivare. 🙂

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Epson HX-20

L’informatica personale è ormai indossabile. Esistono strumenti estremamente compatti, leggeri, raffinati sia nei materiali sia nel design. Oggi utilizziamo gli smartphone, oppure i tablet come iPad o quelli più svariati, in forme e dimensioni, su cui gira Android. Se siamo un tantino più esigenti optiamo per un netbook o un “classico” notebook.
Oggi diamo per scontato che esistano questi piccoli gioielli, ma come si è originata questa categoria di dispositivi?
Essa risale, inutile dirlo, ai rivoluzionari anni ’80. Il primissimo dispositivo, che ha effettivamente creato questo segmento, fu prodotto da Epson nel 1983, e fu chiamato HX-20.

L’Epson HX-20 era semplicemente rivoluzionario. Un computer leggerissimo, dotato di un piccolo display LCD capace di mostrare testo su 4 righe e grafica su una matrice di 120×32 pixel.
Sul lato destro era possibile installare una unità a microcassette, come quelle dei registratori vocali tanto cari a giornalisti e studenti universitari dell’epoca, su cui era possibile memorizzare dati e programmi, mentre sul lato sinistro disponeva di una microstampante a matrice di punti, in tutto e per tutto simile a quelle montate sulle calcolatrici da ufficio o sui registratori di cassa, anche odierni. Quella dell’Epson HX-20 era capace di stampare fino a 17 caratteri al secondo. 🙂 Continue Reading

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Disavventure da collezionista

Non sempre le ciambelle riescono col buco. Ultimamente questo pensiero ricorre nella mia testa, a causa di incomprensioni, malintesi e vicissitudini che rovinano sempre quel minimo di pianificazione che faccio nella mia vita.
A volte succede che, pur spendendo il doppio rispetto ad una spedizione standard, uno dei più rinomati corrieri al mondo ti recapiti un pacco in condizioni più che “vissute”.
Quel genere di pacco, a prescindere dal corriere, lo apri sempre con una certa ansia, temendo il peggio.

Finora mi è sempre andata bene, ma stavolta è successo che, a fronte di un pagamento di oltre 40 euro, DHL mi abbia recapitato un pacco (a dire il vero fatto molto molto male) un po’ ammaccato, come già mi era capitato in passato.

Stavolta, sull’ottimismo indotto dai tanti timori rivelatisi sempre infondati, ho aperto il pacco senza l’ansia usuale.
Proprio stavolta invece, ironia della sorte, avrei fatto bene a preoccuparmi. 🙂 Continue Reading

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Sega Dreamcast

In via del tutto eccezionale, visto il focus temporale di questo blog (e della mia collezione), sto per scrivere di una console piuttosto recente, contemporanea al GameCube di Nintendo e alla Playstation2 di Sony, e cioè dell’ultima meraviglia prodotta da Sega, il canto del cigno della divisione hardware di questa leggendaria azienda: il Dreamcast.

Nonostante la mia sfrenata passione per i videogiochi e le macchine quali console e computer, all’epoca del suo ciclo di vita, questo oggetto straordinario ed innovativo è passato praticamente inosservato sotto i miei occhi.
Quando fu lanciata in Giappone, nel 1998, Non esisteva una grossa diffusione di internet, del web, dei forum e dei blog, ma leggevo moltissima stampa specializzata, la quale non dedicò nessuna particolare attenzione a questa console.

Ci sono molte scuole di pensiero, con diverse teorie differenti, che dibattono da anni sul perché e per come un tale concentrato di raffinata potenza tecnologica non sia riuscito a diffondersi presso il grande pubblico.

La principale tra queste sostiene che Sega, già duramente provata dal fallimento della precedente console – il Saturn – fosse ad un passo dalla bancarotta, e disponesse di un budget talmente esiguo da dover fare una scelta drastica tra lo sviluppo tecnologico della console stessa, e la massiccia campagna pubblicitaria che ha sempre contraddistinto questo marchio.
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